Ricerca e conservazione di un endemismo sardo
L’euprotto sardo, Euproctus platycephalus, vive esclusivamente in Sardegna ed è legato a torrenti, sorgenti e pozze montane. Il progetto unisce ricerca sulla distribuzione, conservazione delle popolazioni in natura e allevamento in ambiente controllato, con l’obiettivo di sviluppare e valutare interventi di reintroduzione e ripopolamento.
Il programma coinvolge il Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre, la Fondazione Bioparco di Roma, la Regione Sardegna e l’Agenzia Fo.Re.S.T.A.S. Il progetto di conservazione ex situ è stato avviato nel 2009; il programma pilota di reintroduzione per il periodo 2019–2021 ha ricevuto il parere favorevole di ISPRA il 1° aprile 2019.
Conoscere la distribuzione
Le indagini del 2010–2015 hanno documentato 57 popolazioni, rispetto alle 14 considerate nelle valutazioni precedenti. Integrare sopralluoghi, letteratura, interviste e segnalazioni ha permesso di aggiornare il quadro distributivo e mettere in evidenza i limiti delle conoscenze su una specie elusiva.
Acqua, siccità e qualità dell’habitat
Per l’euprotto non conta soltanto la presenza di un corso d’acqua, ma anche quanto a lungo l’acqua rimane disponibile. La riduzione dell’idroperiodo — il periodo in cui un ambiente conserva acqua — può restringere i rifugi acquatici e compromettere lo sviluppo delle larve. Siccità prolungate, prelievi idrici e frammentazione degli habitat possono agire insieme, aumentando la vulnerabilità delle popolazioni isolate.
I tratti prossimi alle sorgenti possono offrire rifugi importanti durante i periodi asciutti, grazie ad acque più fresche e a una maggiore persistenza dell’acqua in superficie. La loro idoneità va comunque valutata sul campo: disponibilità idrica stagionale, temperatura, struttura del torrente, rifugi e presenza di predatori acquatici introdotti contribuiscono a determinare la qualità dell’habitat.
Leggere insieme popolazioni e ambiente
La valutazione delle popolazioni richiede di affiancare ai ricontatti individuali informazioni sulla riproduzione, sulla presenza di giovani e sulle condizioni dei siti. L’osservazione di adulti e larve assume un significato diverso se viene messa in relazione con la continuità dell’acqua e con l’andamento delle stagioni asciutte.
Anche il rischio sanitario fa parte della valutazione: gli spostamenti di animali e le attività di campo richiedono attenzione alla possibile diffusione di patogeni. La conservazione integra quindi qualità dell’habitat, provenienza degli individui e precauzioni sanitarie.
L’allevamento al Bioparco
Il programma ex situ mantiene gruppi di diversa provenienza per rappresentare la diversità genetica della specie. Gli individui nati in cattività vengono allevati fino a uno stadio idoneo al rilascio, seguendo protocolli di gestione e controllo sanitario. Gli acquari dispongono di sistemi di raffreddamento, filtrazione e ossigenazione dell’acqua, la cui qualità viene monitorata regolarmente.

Il laboratorio della Fondazione Bioparco di Roma utilizzato per l’allevamento degli individui destinati al progetto. Fonte: studio di fattibilità, figura 1 (periodo 2010–2018).
La reintroduzione nei Settefratelli
Il sito di rilascio nel massiccio dei Settefratelli è stato selezionato attraverso lo studio della presenza storica della specie e sopralluoghi dedicati alla disponibilità d’acqua, alla copertura vegetale, alle minacce e all’idoneità sanitaria. La compatibilità genetica tra gli individui allevati e le popolazioni dell’area costituisce un criterio centrale della scelta.
Il 1° ottobre 2019 sono stati rilasciati 30 adulti: 15 maschi e 15 femmine. Il monitoraggio fino all’estate 2020 ha documentato la presenza degli individui e l’osservazione di larve, evidenza dell’avvenuta riproduzione. Le restrizioni legate alla pandemia hanno successivamente interrotto le attività per parte del 2020 e del 2021.
Nonostante la riproduzione osservata nel 2020, la prima reintroduzione non ha portato al mantenimento di una popolazione nel lungo periodo. La siccità prolungata e la perdita di acqua superficiale costituiscono una possibile spiegazione di questo esito, senza che sia possibile attribuirlo con certezza a una sola causa. L’esperienza sottolinea l’importanza di valutare la persistenza dei rifugi acquatici nelle stagioni più asciutte, oltre alla riuscita dell’allevamento e del rilascio.
Nel 2024 sono stati rilasciati altri 38 animali nel sito dei Settefratelli. Nello stesso anno sono stati riportati nei rispettivi siti di origine anche gli individui fondatori provenienti da Perdasdefogu e Villagrande Strisaili.
Riconoscere gli individui e valutare il risultato
Il protocollo di monitoraggio prevede il riconoscimento fotografico attraverso la disposizione delle macchie, soprattutto nella regione della gola. Il confronto con le fotografie raccolte prima del rilascio permette di riconoscere gli individui ricontattati nel tempo.

Il disegno delle macchie nella regione della gola viene utilizzato per il riconoscimento individuale. Fonte: studio di fattibilità, figura 8.
Lo studio di fattibilità prevede un monitoraggio triennale che considera ricontatti, sopravvivenza e riproduzione. La presenza di larve è un primo risultato rilevante; valutare la persistenza di una popolazione vitale richiede osservazioni nel lungo periodo.
Approfondimenti e pubblicazioni
- Distribuzione della specie e implicazioni per le valutazioni di conservazione — Oryx
- EAZA Best Practice Guidelines per la gestione ex situ (2015)
- Ricerca e conservazione degli anfibi — AIGZOO
Pubblicazioni
- Vignoli L., Macale D., Luiselli L., Lecis R. & Casula P. (2016). Are conservation assessments of threatened species reliable? Updated distribution of the Endangered Sardinian newt Euproctus platycephalus and implications for Red List assessments of Italian amphibians. Oryx.
- Rovelli V., Ruiz-González A., Vignoli L., Macale D., Buono V., Davoli F., Vieites D.R., Pezaro N. & Randi E. (2019). Genotyping-by-Sequencing (GBS) of large amphibian genomes: a comparative study of two non-model species endemic to Italy. Animal Biology.
- Casula P., Vignoli L., Luiselli L. & Lecis R. (2017). Local abundance and observer’s identity affect visual detectability of Sardinian mountain newts. Herpetological Journal.
- Vignoli L., Velletrani F., Venditti C., Luiselli L., Yadid Y. & Macale D. (2018). Short, medium and long-term effects of density on the demographic traits of a threatened newt. Ecological Research.
